Sull’insicurezza e i bellissimi sketchbook delle vacanze degli altri.

 
 

Da un po' di tempo sul mio feed Instagram compaiono i post di artisti e illustratori che condividono le pagine del proprio taccuino delle vacanze o collage digitali che combinano disegni, foto, parole e, a volte, pure musica, per dare un'idea di quello che accade nella mente del creativo durante un viaggio. Sono contenuti oggettivamente magnifici. Che uniscono la bellezza di paesaggi, scorci, luoghi remoti e invidiabili a un'interpretazione artistica peculiare e per me interessantissima. Starei ore a guardarli se non fosse per ciò che mi provocano.

La Fomo, prima di tutto. Perché i viaggi degli altri, sui social, per qualche motivo sembrano sempre migliori dei miei. E una profonda insicurezza. Perché il mio sketchbook in vacanza viene sempre riempito a fatica e i risultati non sono assolutamente paragonabili alle pagine che vedo online.

Con lo sketchbook ho un rapporto di conflittuale. È un mezzo che vorrei sfruttare meglio, ma mi inibisce tantissimo. Faccio fatica a riempire la pagina, a lasciarmi andare, a capire cosa voglio disegnare, a non sentire la pressione di doverlo fare in un certo modo. E allora mi blocco, procrastino, lotto con me stessa per buttarmi e disegnare qualcosa invece di prendere in mano un rassicurante libro. Mi fa sentire più tranquilla fare delle foto di ciò che mi colpisce mentre sono fuori casa e poi disegnare quello che mi va, con calma, sul mio tavolo, magari non su un quaderno, ma su fogli sparsi.

Quest'anno, però, ci ho provato anch'io. In parte, è stato molto bello. Cercare di tenere un quaderno disegnato delle vacanze mi ha consentito di prendere un paio di ore per me quasi ogni pomeriggio dei dieci giorni passati al mare, un tempo di silenzio e osservazione prezioso. Ho preso appunti visivi e appunti scritti su cose che vedevo e immaginavo. Ho dipinto cercando di limitare i colori e di proseguire la ricerca stilistica dei mesi precedenti. È stato piacevole, anche se in sottofondo continuavo a percepire una profonda insicurezza, un'inadeguatezza dovuta al confronto tra le pagine scarne che producevo io rispetto agli appunti fiume degli altri illustratori là fuori. O almeno così appaiono ai miei occhi. Ed era difficile dimenticarlo anche se sono stata poco sui social mentre ero in vacanza. Quell'impostazione mentale non se ne andava e pesava come una zavorra sui miei tentativi di disegnare per me.

Poi è successo che, qualche giorno dopo essere tornata a casa, ho letto una frase che faceva da didascalia al post dello sketchbook estivo di un artista che amo tantissimo – Guridi, se non lo segui, comincia a farlo, lo consiglio. Diceva che non è tanto importante cosa disegni ma quando. Un piccolo pensiero illuminante. Ho pensato che è vero. Che la cosa fondamentale dello sketchbook che avevo tenuto in vacanza non era che ne fossero usciti disegni belli o brutti, ma che avevo dei disegni che mi ricordavano quei pomeriggi in giardino, in uno dei posti che preferisco al mondo, con il rumore delle cicale e il mare lì davanti a me. È stato un modo per potermi fermare, per stare con me stessa.

Dopo aver capito questo aspetto ho sentito la voglia di riprendere in mano il taccuino dove avevo disegnato nei giorni precedenti e mi sono presa la libertà di disegnare qualsiasi cosa mi venisse in mente in modo veramente brutto, veramente male. E, sorpresa, quando qualche giorno dopo ho deciso di usare questi appunti come base per dipingere si sono trasformate in disegni così sinceri e liberi che mi hanno ispirato il primo progetto di lavoro di settembre.

Per questo, nonostante la fatica fisica e emotiva che mi provoca, credo che insisterò e proverò ancora a prendermi del tempo per disegnare su un quaderno in vacanza e nel tempo libero. Piano piano troverò la mia soluzione per sperimentare senza troppa ansia, vale la pena continuare a cercarla.

Ciao sono Cinzia.

Sono un’artista e illustratrice.

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