La mia “strategia” su Instagram

 
 

Sto su instagram da parecchio tempo e da almeno 8 anni lo uso con costanza per mostrare le mie illustrazioni. Solo da 6, però, lo uso senza ansia. E con dei risultati concreti in termini di lavoro vero. Cosa è cambiato da quando sono arrivata ad adesso?

Poiché Instagram è un argomento di conversazione ricorrente tra creativi e creative e siccome, lo dico subito, penso sia un mezzo sopravvalutato, ho deciso di dedicarci questa puntata di Diario creativo. Il titolo – La mia “strategia” su instagram – è ironico, non perché non abbia una strategia, ma perché è sicuramente un po' più rilassata di quello che si potrebbe pensare e soprattutto non è una ricetta che voglio insegnare, anzi.

Quando ho iniziato a usare Instagram lo facevo perché mi sembrava un modo rapido per farmi vedere – nel mio caso far vedere il mio lavoro – a un pubblico ampio. Ricordo i primi post e l'attenzione che avevo al numero dei like. La tristezza che provavo quando qualcosa che a me piaceva non otteneva la visibilità sperata. La voglia di non postare più niente e poi il ritorno qualche giorno dopo con l'aspettativa che quel post potesse cambiarmi la vita. Non so se ti riconosci in questo modo di postare. Quello per me era un periodo di inizio, in cui avevo tanti sogni e poca esperienza. Molta della mia energia era volta a farmi notare, c'era il bisogno immediato di ricevere approvazione e la speranza di ottenere dei lavori commissionati grazie a un post sui social. Quanti risultati ha portato tutto questo? Pochissimi.

Il vero cambiamento è avvenuto quando ho cominciato e privilegiare un lavoro di comunicazione sul lungo periodo rispetto all'attenzione morbosa per il singolo post. Credo fosse il 2018. Era estate ed ero molto triste perché non riuscivo a lavorare come illustratrice. Non sapevo da dove cominciare e le vacanze estive non aiutavano. I miei disegni sembravano non andare bene per niente. Era un periodo in cui quello che facevo era quasi sempre rivolto verso l'esterno. L'ho già raccontato nelle puntate dedicate allo stile: cercavo di adattare il mio modo di disegnare e i temi a quello che credevo richiedesse il mercato. I risultati erano scarsi. Per fortuna avevo tenuto una nicchia di tempo per disegnare per me. Da lì sono arrivati i disegni che ho iniziato a postare su Instagram e che hanno ricevuto i primi feedback interessanti.

Erano piccoli personaggi in pose di yoga, grezzi, un po' scarabocchiati, disegnati con quel metodo istintivo che poi è diventato il mio metodo, ma ancora non gli avevo dato fiducia. A quei personaggi sono seguiti i primi disegni di innamorati, quelle figure semplici a matita che poi sono diventate le prime stampe che mi sono state richieste e a oggi sono tra i miei best seller.

Le avevo disegnate per me. E sapevo che non le avrebbe pubblicate nessun giornale, nessun editore sulla copertina di un libro, che non erano adatte per nessuno dei lavori di illustrazione per cui sbracciavo per farmi notare in quel periodo. Eppure le ho pubblicate lo stesso e sono piaciute. Non sono andate “virali”. Ma qualcuno ha iniziato a chiedermi di stamparle. E allora ho capito che ci potevo fare qualcosa.

Da lì è finita l'ansia di postare su Instagram: ho iniziato ad usarlo come il posto in cui far vedere quello che sono per davvero. Mi sono chiesta: per cosa voglio essere vista qui? E ho iniziato a postare seguendo questa logica.

Poi sono arrivati i corsi di marketing (io nello specifico ho seguito quelli di conguido.it e li ho trovati molto utili per restare concentrata sui miei obiettivi). Mi hanno aiutata a usare Instagram con più consapevolezza, ma l'obiettivo centrale è tutt'ora quello di far vedere il mio lavoro più personale, ciò che mi diverte di più fare, quello che più mi rappresenta. Poi, certo, adesso a lato ci sono dei prodotti - prima erano le magliette ricamate, ora sono le stampe e i corsi. Ma tutto parte sempre da una direzione che decido solo io. Non mi interessa mostrare i miei outfit o quanto può essere carina la mia casa o aprire finestre troppo ampie sulla mia vita privata, perché non voglio fare l'influencer, voglio fare l'artista. Voglio, in sostanza, essere pagata per disegnare e dipingere e non per pubblicizzare un paio di jeans o un filtro per l'acqua. Si può scegliere di farlo, ma io so che non sarebbe in linea con ciò che sono e quindi non penso nemmeno a creare dei contenuti di questo tipo. E non mi interessa cosa privilegia l'algoritmo. Di nuovo: la direzione la decido io. E, per non farmi sbandare, la direzione deve essere in linea con me stessa.

È il motivo per cui non sono su tik tok e per cui non aggiungerei nessun altro social al lavoro di comunicazione che faccio già. Anche qui: non mi interessa seguire l'ultima moda, ma fare quello che può servire davvero al mio lavoro.

E quindi parlando di lavoro: quanto ritorno ho da questa esposizione su Instagram? Per i primi anni è stato un ritorno soprattutto in termini di clienti privati. Quindi persone che sempre più spesso hanno cominciato a richiedere e comperare le mie stampe e le magliette ricamate quando c'erano. Persone che dopo aver visto il modo in cui lavoro – ecco a cosa serve postare il backstage oltre che ai disegni finiti – hanno pensato che potesse essere utile fare un corso con me.

Lavori su commissione ne sono arrivati, ma piccoli e spesso con budget limitati. Un cambio ho cominciato a vederlo 2-3 anni fa. E non perché ho cambiato particolarmente la strategia su Instagram, ma perché il mio lavoro è maturato. Hanno cominciato a contattarmi negozi, alcuni anche all'estero, per vendere le mie illustrazioni. Non ho cercato attivamente nessuna di queste collaborazioni. Sono arrivate perché spesso i negozi usano Instagram per cercare nuovi design da stampare e vendere.

Solo di recente, un anno, poco più, da Instagram sono arrivate anche aziende o agenzie importanti che hanno visto il mio lavoro e mi hanno commissionato qualcosa. Il tipo di disegno richiesto per queste commissioni mi ha fatto capire di nuovo che vale la pena usare Instagram per mostrare tutto il lavoro fatto che mi piace e che ho voglia di condividere. Fregandomene della coerenza di stile. Per dire: i lavori più importanti avuti finora – inclusa la mostra che c'è adesso a Roma da Bukosky – sono nati perché qualcuno ha visto degli esperimenti che avevo fatto per il Corso di disegno libero o per il Club del disegno. I ritratti astratti, per esempio, i disegni fatti con i pastelli a cera per un Club del disegno a occhi chiusi. Quindi da cose che ho fatto per divertimento personale e che con divertimento ho poi condiviso in una lezione di disegno, sono arrivati dei lavori.

Dicevo all'inizio che Instagram è sopravvalutato. Il motivo per cui lo penso è che per molti è un'ossessione, ci passiamo troppo tempo e ci pieghiamo troppo al modo in cui pensiamo che l'algoritmo ci voglia per dare risalto al nostro lavoro. Certo che ha senso postare con pensiero, aggiustando la luce di una foto, ritagliandola, rendendo un testo leggibile per la dimensione del cellulare, fare un reel tenendo presente il formato e il tempo di attenzione sui social. Ma poi siamo noi a scegliere cosa postare e come farlo. Anche rompendo qualche regola non scritta di Instagram. Un esempio tra tutti: si dice sempre che bisogna mostrare il viso, che l'algoritmo ci premia se ci mostriamo. Ma io questo grande risultato dal mostrare il mio volto non l'ho mai visto. Ho visto risultati nel mostrare esercizi di disegno facili da fare a casa, nel condividere pratiche creative in cui si vedono solo le mie mani, nel condividere consigli sinceri e utili a chi fa il mio lavoro.

E io so per esperienza che alla fine, indipendentemente dai like, dalle visualizzazioni, dal diventare virali o no, chi deve vedere vede. E se sta cercando proprio te ti contatta. Ma serve la qualità del lavoro artistico e quella non ce la dà Instagram. Ce la dà solo il tempo passato a disegnare e a dipingere per diventare ogni giorno un po' più sicure. Ogni giorno un po' più brave.


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